La Lolita dei Gonzaga

Questo racconto lo dedico a Gabriele Boniforti, ancora prima di un professore di filosofia soprattutto un Magister Vitae.

Per leggere l'intero racconto clicca in fondo sull'allegato pdf.

Il giornale che stava leggendo aveva pubblicato una recensione entusiastica del film The words che aveva visto qualche giorno prima al cinema. A lui non aveva fatto impazzare, in fondo era la solita americanata, anche se fatta con più eleganza e gusto di altri simili blockbuster. Però quella storia lo aveva fatto riflettere e più volte era tornato a chiedersi se anche lui, tutto sommato, con i suoi sogni di scrittore incompreso, con le sue lettere senza risposta agli editori, con i suoi romanzi incompiuti nel cassetto, in qualche modo non assomigliasse al protagonista del film. Si era anche lasciato stuzzicare dall’idea di imitarlo, e così aveva fantasticato di copiare qualche vecchio libro pubblicandolo a nome proprio, come fa il protagonista. In fondo, come appassionato collezionista di libri antichi, aveva spulciato gli antiquari di mezz’Europa e più volte gli erano capitate tra le mani opere di autori sconosciuti. Libri perduti che, per un motivo o un altro, all’epoca in cui uscirono nessuno notò né ne registrò l’esistenza tra le bibliografie. Il più delle volte erano semplicemente libri brutti che già allora non interessavano nessuno e così venivano abbandonati al proprio destino, gettati nell’oblio polveroso di quell’enorme dimenticatoio della carta stampata e mai letta. Un calderone grandissimo di opere non volute il cui significato si era perso da tempo. Eppure non una volta gli era capito di avere per le mani lavori dimenticati che attirarono la sua attenzione. Romanzi magari incompresi dal pubblico dell’epoca ma che oggi potrebbero riscuotere successo. Strane storie dove cupe trame drammatiche si mischiavano ai segreti dell’alchimia, alla magia nera o a tormentati aneddoti impossibili di amanti pronti a morire pur di vedere coronato il proprio sogno. Raccolte di racconti esoterici dove si descrivevano strani rituali la cui comprensione era preclusa al normale lettore. Oppure cantici di preghiere apocrife mai udite prima che l’autore voleva far risalire a Gesù Cristo stesso e che, se recitate correttamente, avrebbero potuto salvare il mondo con poche parole o, se pronunciate erroneamente, distruggerlo per sempre. Piccoli volumi dove si narravano le gesta di eroi vissuti in epoche lontanissime, in terre a noi sconosciute ma di cui l’autore avrebbe avuto testimonianza certa. Storie di strane creature capaci di accoppiarsi con gli esseri umani e dare alla luce una progenie maledetta di meticci mostruosi. Insomma, tra quegli strani libri ignoti e non voluto avrebbe certamente trovato materiale a sufficienza per scegliere.

Certo, esisteva sempre il rischio di venire scoperti da qualcuno, ma c’era anche la possibilità di fare centro e di pubblicare un’opera di grande successo, proprio come accade al protagonista del film. Naturalmente a prima vista sembra un plagio. Ma non era forse anche quello un modo di salvare delle opere meritevoli ingiustamente dimenticate, perdute e sepolte nelle scatole marce degli antiquari?

Mentre rincorreva questi pensieri dalla grande finestra al pian terreno che dava sul piccolo cortile vide Valentino, il bel vecchio gattone nero della vicina del primo piano, acquattarsi a terra dietro un piccolo cespuglio di alloro. Poco più avanti una piccola colombella bianca era appena volata giù dal grande acero che dominava il cortiletto e stava becchettando qualcosa, probabilmente le briciole della signora del secondo piano che, refrattaria a qualsiasi lamentela dei condomini, con la puntualità di un orologio svizzero ogni giorno alle 14 con gesto sovrano sbatteva la tovaglia rovesciando giù gli avanzi del pasto con grande gioia della popolazione ornitologica dei dintorni. A Valentino non mancava certo il cibo visto che la sua padrona era una gattara rinomata in tutto il quartiere, ma evidentemente la sazietà non aveva assopito il suo istinto di predatore, quel bisogno di uccidere indipendentemente dal reale bisogno di farlo.

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